LE DUE FACCE DEL CAMBIAMENTO

E’ di oggi la notizia dell’acquisizione di Auchan da parte di Conconadad.

Leggo l’articolo e immagino gioia e soddisfazione, quindi scrivo subito ad un mio amico che lavora in Auchan e mi arriva preoccupazione e paura. 

Queste sono le due facce del cambiamento.

Ora inizia una fase molto delicata ed importante: quella dell’ascolto, dell’accoglienza degli stati d’animo, della comunicazione, della condivisione delle informazioni, del prendersi cura dei collaboratori e collaboratrici affinchè il cambiamento avvenga nel miglior modo possibile.

Counseling e Welfare possono essere due grandi partners ed alleati in questa delicata fase, dove al centro vengono messe le persone, le loro emozioni, i loro bisogni, perchè un’acquisizione come questa non è solo delle firme su dei contratti, può comportare un grande cambiamento per le persone e le loro famiglie.

counselingaziendale deborahdemey ascolto bisogni

http://www.distribuzionemoderna.info/successi-e-strategie/affaire-auchan-conad-si-prepara-alla-leadership-della-gdo-italiana?fbclid=IwAR3IoMJM4iyb3NkuFI_S0VnX1eh2SDOk4gdPrIRrbg5TCz1xgzQZRgg5FqE

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[COUNSELING AZIENDALE & BENESSERE]

achievement-3612401_1920Come il Counseling aziendale si lega al Welfare?
In modo strumentale. Il WELFARE AZIENDALE può essere rappresentato come un contenitore di azioni e servizi volti a creare BENESSERE, agevolatore di work-life balance o per sviluppare azioni di CSR.

Il COUNSELING AZIENDALE è uno degli strumenti che permettono di rilevare i bisogni per lo sviluppo di piani welfare, premette di sviluppare il benessere in azienda. Come?
Attraverso Formazione continua e Sportello di Counseling.
• Gestione dello stress
• Gestione dei conflitti
• Comunicazioni più efficaci tra collaboratori
• Sviluppo di leadership generative
• Negoziazioni per crescere
sono competenze che possono essere sviluppate attraverso la formazione.

Lo SPORTELLO DI COUNSELING è il luogo in cui i dipendenti hanno l’opportunità di dare spazio ai propri vissuti che potrebbero interferire con il benessere.
Collaboratori e collaboratrici più serene, relazioni efficaci e maggiore soddisfazione creano miglior produttività e quindi più efficienza.
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CRITICITA’ DEL WELFARE AZIENDALE

Come superare il rischio che diventi una vetrina e-commerce?welfare-aziendale

L’intervista che segue nel link a Elena Barazzetta, ricercatrice,  illustra come l’associare il welfare aziendale ai provider può snaturare la vera natura del welfare spontandosi più su attività di e-commer.

Per me welfare significa benessere, stare bene, sia per il datore di lavoro, nei confronti del quale la legge prevede un vantaggio economico,  che per i lavoratori e lavoratrici, che vivono il piacere di recarsi al lavoro, anche se ciò derivi da una necessità economica.

Oggi spesso quando si parla di welfare si pensa subito a bene e servizi da offrire da qui lo sviluppo dei provider, e questi servizi sono quello di cui realmente le persone necessitano? Possono soddisfare i bisogni? Non sempre quando non è chiaro il vero bisogno, rischiando effetti negativi.

E quindi come superar il rischio che diventi una vetrica e-commerce?

Con l’analisi e la rilevazione dei veri bisogni. Strumenti come interviste individuali e focusgroup, attraverso l’ ascolto attivo, inteso come lettura della comunicazione non verbale, empatia , domande aperte, permettono di cogliere ulteriori informazioni rispetto ai questionari.

#welfaremanager #deborahdemey #counselingaziendale #pianiwelfare #analisideibisogni #ElenaBarazzetta #intervista #ascoltoattivo #empatia  #bisogni

INTERVISTA
https://capoversonewleader.wordpress.com/2019/04/17/conciliare-vita-e-lavoro-pervasivita-della-tecnologia-e-welfare-aziendale-seconda-parte/
Foto da https://www.consulentidellavoroviterbo.it

Investire sul benessere dei propri dipendenti fa bene alle aziende

 

Recenti studi hanno dimostrato che un dipendente più felice è più proattivo e più produttivo.

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Stipendio, etica aziendale ed equilibrio tra lavoro e famiglia sono tra i fattori che determinano il benessere nelle organizzazioni.

Recenti studi hanno dimostrato che investire sul benessere dei propri dipendenti fa bene anche alle aziende.

Come può un’azienda rendere “felice” il proprio dipendente e nello stesso tempo aumentare il profitto? Ascoltando i bisogni e trovando delle soluzioni.

Work-life balance, ovvero conciliazione lavoro/famiglia, sono uno dei bisogni maggiormente sentiti dai lavoratori e dalle lavoratrici.

Fringe benefit aziendali, ovvero pacchetti di servizi capaci di venire incontro alle esigenze dei lavoratori e facilitargli la vita, anche fuori dall’azienda permettono risparmi economici e di tempo e questo riduce stress e aiuta a migliorare la qualità della vita.

L’azienda potrà usufruire di agevolazioni fiscali, diventando fonte di benessere per i suoi dipendenti e trasmette un brand identity positiva. Alla fine tutti ci guadagnano!!!

Fonte: https://www.ninjamarketing.it/2019/03/12/benessere-dipendenti-aziende-benefit/

Maternità. E se cominciassimo a pensare che per le aziende è una grande occasione?

Dirigo un’azienda nella quale l’80% dei circa 100 dipendenti sono donne e l’età media è di 35 anni. Ovviamente dobbiamo avere una politica di gestione del tema maternità. Quando intendo una politica, do per scontato che noi si faccia ciò che è nello spirito e nella prassi della legge Italiana. Ma non basta. In questo articolo proverò a spiegare perché.

graficoIn Italia la partecipazione al lavoro delle donne, nel terzo trimestre 2016, è stata del 48%, contro il 67% degli uomini. In Italia l’età media delle primipare è di 30,7 anni e il tasso di fecondità totale (numero medio di figli per donna) è di 1,35. Le donne percepiscono salari mediamente del 10,9% inferiori rispetto a quelli degli uomini (26.725 euro le donne contro i 29.985 degli uomini, fonte Job Pricing). La fertilità delle donne ha una evoluzione media come quella mostrata nel grafico a sinistra (Fonte: Management of the Infertile Woman by Helen A. Carcio and The Fertility Sourcebook by M. Sara Rosenthal). Continua a leggere “Maternità. E se cominciassimo a pensare che per le aziende è una grande occasione?”

Niente nido e part time negato: 10mila neo-mamme costrette a lasciare il lavoro

I numeri del ministero, in aumento, confermano la difficoltà di conciliare l’occupazione con la prole. Tanto da spingere molte madri a dimettersi. Senza considerare quelle precarie, alle quali basta non rinnovare il contratto

Niente nido e part time negato: 10mila neo-mamme costrette a lasciare il lavoro

Assenza di asili per i piccoli, di un aiuto dei parenti, impossibilità di ottenere un orario consono alle proprie esigenze. Sono tanti i motivi che spingono una neo-mamma a lasciare il proprio impiego. La prevalenza di contratti a tempo determinato rende impossibile una stima delle madri che smettono di lavorare dopo il parto. Una indicazione viene tuttavia dal servizio ispettivo del ministero, chiamato a verificare che le dimissioni presentate da una dipendente in gravidanza o nei primi tre anni di vita del bambino siano genuine e non frutto di pressioni o comportamenti illegittimi.
Continua a leggere “Niente nido e part time negato: 10mila neo-mamme costrette a lasciare il lavoro”

Il progetto regionale “Maternità come opportunità”: il welfare aziendale nella Provincia di Ancona

Sono diverse le ragioni che stanno portando il welfare aziendale a divenire una pratica sempre più diffusa tra le imprese italiane. L’attivazione di pacchetti di welfare all’interno delle imprese è, a livello generale, alimentata sia dalla sfera privato-economica sia dalla sfera pubblico-statale: la prima concerne in modo particolare le organizzazioni economiche che, da un lato, stanno comprendendo e interiorizzando il loro ruolo sociale e, dall’altro, iniziano a intuire i vantaggi strategici del welfare aziendale; mentre la sfera pubblico-statale riguarda le istituzioni pubbliche, le quali cercano di alleggerire la spesa del welfare statale sostenendo l’intervento di attori privati attraverso sgravi scali e incentivi e
conomici. Come evidenziato da molti, però, il welfare aziendale sembra rimanere ancora appannaggio quasi esclusivo delle grandi imprese che dispongono delle risorse necessarie per attivare tali pratiche. Proprio per questa ragione, nel corso del tempo, sono sorti diversi progetti volti a consentire alle Pmi di offrire servizi di welfare ai dipendenti: la risposta emersa da numerose best practices è quella della costituzione di reti territoriali per l’implementazione di misure di welfare aziendale all’interno di piccole e medie imprese. A questo proposito, il contributo presenta i risultati di una ricerca qualitativa, svolta nel territorio della Provincia di Ancona, con la quale si sono volute analizzare iniziative di welfare aziendale sviluppate proprio tramite la creazione di reti e partnership tra imprese e tra imprese e altri attori che operano sul territorio. Queste iniziative, quindi, sono state esaminate non solo in relazione al ruolo giocato dalle imprese ma anche in base al ruolo degli attori del territorio, i quali hanno orientato in maniera sinergica la loro azione per la ricerca di un benessere condiviso con il territorio. Il caso presentato riguarda il progetto regionale “Maternità come opportunità”, per il quale la Regione Marche si è occupata di finanziare e sostenere le imprese che hanno scelto di attivare misure di conciliazione famiglia-lavoro. In linea generale, saranno descritti i casi realizzati nella Provincia di Ancona ponendo particolare attenzione al ruolo della Regione, la quale diviene la cabina di regia di un processo che si basa sull’interazione tra imprese e istituzioni pubbliche locali: in questo modo sono attivate forme organizzative complesse tra attori di diversa natura, i quali si coordinano per il raggiungimento di benessere condiviso. Continua a leggere “Il progetto regionale “Maternità come opportunità”: il welfare aziendale nella Provincia di Ancona”