Maternità. E se cominciassimo a pensare che per le aziende è una grande occasione?

Dirigo un’azienda nella quale l’80% dei circa 100 dipendenti sono donne e l’età media è di 35 anni. Ovviamente dobbiamo avere una politica di gestione del tema maternità. Quando intendo una politica, do per scontato che noi si faccia ciò che è nello spirito e nella prassi della legge Italiana. Ma non basta. In questo articolo proverò a spiegare perché.

graficoIn Italia la partecipazione al lavoro delle donne, nel terzo trimestre 2016, è stata del 48%, contro il 67% degli uomini. In Italia l’età media delle primipare è di 30,7 anni e il tasso di fecondità totale (numero medio di figli per donna) è di 1,35. Le donne percepiscono salari mediamente del 10,9% inferiori rispetto a quelli degli uomini (26.725 euro le donne contro i 29.985 degli uomini, fonte Job Pricing). La fertilità delle donne ha una evoluzione media come quella mostrata nel grafico a sinistra (Fonte: Management of the Infertile Woman by Helen A. Carcio and The Fertility Sourcebook by M. Sara Rosenthal). Continua a leggere “Maternità. E se cominciassimo a pensare che per le aziende è una grande occasione?”

L’inizio di una vita da counselor

Ed ora comincia l’avventura… Quella della libera professione, quella del fare ciò che più mi piace, quella del non avere un orario fisso e la libertà di scegliere la propria agenda e molto altro ancora…Psychologist office cabinet room vector illustration

Venerdì 16 dicembre ho ricevuto il diploma da Counselor Professionista. Mi sono preparata 3 anni per questo. Non starò a spiegare cosa fa il counseling, è possibile trovare la definizione nei vari motori di ricerca, voglio raccontarvi come io sarò una counselor.

Arrivo al counseling grazie al ruolo di coordinatrice e formatrice che ricoprivo presso la società partecipata per cui ero assunta fino a marzo 2016. Ad un certo punto ho sentito il desiderio di approfondire le tematiche legate alle relazioni e alla comunicazione. Già dal primo modulo al microcounseling ho sentito d’essere nel posto giusto. Sono stati anni di studio, di sacrifici, di crescita interiore e di formazione. Nel dicembre 2015 la società per cui lavoravo è stata messa in liquidazione e da qui la scelta di non voler essere ricollocata e di proseguire la mia vita lavorativa da libera professionista… L’essere a casa mi ha permesso di dedicare del tempo alla tesi e concludere così il percorso di formazione entro i tre anni.

Oggi sono ufficialmente una counselor e che counselor sono? Continua a leggere “L’inizio di una vita da counselor”

Mamme lavoratrici in crisi. Tutto è pensato a misura d’uomo

Non è stato semplice incontrare Silvia P. Non è stato semplice convincere ad andare avanti con il suo ragionamento la mamma mamam-laoroche — scrivendo una lettera a Beppe Severgnini — ha acceso un dibattito così trasversale e clamorosamente condiviso. Non immaginava che le sue parole la facessero d’improvviso portavoce di così tante mamme convinte che sì, lavorare e avere dei figli in Italia è ancora un problema. «Il giorno in cui è stata pubblicata la mia lettera anche nel mio ufficio tutti ne parlavano. Diverse amiche mi hanno inoltrato il link, dicendomi: “Guarda, siamo tutte nella stessa barca”». Lei, avvocato in un
importante studio, si è ritrovata di colpo ad essere l’Elena Ferrante delle mamme. E anche adesso, passata qualche settimana, non se la sente di svelare la sua identità: «Preferisco di no. Sia per il mio lavoro, sia per la mia famiglia». Ecco un punto fondamentale: Silvia P. dice cose comuni a molte donne. Eppure, facendolo, si rischia ancora di apparire sovversive. Perché?

«Credo che abbia ragione chi sostiene che il femminismo è stato frainteso. Abbiamo inseguito dei modelli maschili pensando di raggiungere la parità. Non è andata bene. La vera rivoluzione sarebbe creare dei veri modelli femminili».

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Lego Serious Play ®

Fare Team Building, negoziare, costruire un’identità di brand,
sviluppare leadership in azienda

La metodologia LEGO® SERIOUS PLAY® nasce dall’idea di utilizzare nel mondo organizzativo i pezzi inventati da Ole Kirk Christiansen ispirandosi al modello comportamentale dei bambini e tornare a pensare con le mani. Il principio attivo arriva dalle neuroscienze: le mani sono connesse con circa il 70/80% delle nostre cellule celebrali; stimolando simultaneamente mani e cervello nella costruzione materiale di un artefatto, è possibile sollecitare l’apprendimento, il pensiero creativo, il problem dis-solving, la negoziazione, creando un clima collaborativo e costruendo risultati condivisi.
In un team, LSP consente ai parteclegoipanti di creare e poi negoziare le scelte e le proposte strategiche ed operative, in quanto l’uso del LEGO come metafora innesca un processo collaborativo a prescindere dal ruolo, dalle competenze, dalle credenze limitanti e dai presupposti dei partecipanti.

Concretamente

Si parte dall’analisi delle esigenze dell’azienda per disegnare un “workshop”.
L’intervento può durare dalla mezza giornata a più giornate, in funzione della complessità degli obiettivi.
Ogni workshop è costituito da parti pratiche, in cui i partecipanti utilizzano i mattincini, e parti di de-briefing, per analizzare, sviluppare e consolidare quanto emerso nelle fasi precedenti.

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La genitorialità come esperienza formativa

La genitorialità è un’esperienza che accresce le capacità individuali. Ne parliamo con Riccarda Zezza, cofondatrice di MaaM – Maternity as a Master, la piattaforma che si propone di valorizzare sul mercato del lavoro le competenze acquisite, da donne e uomini, nella cura dei figli

Erica Aloè
 Group Of Mothers With Babies At Playgroup

Da quando, negli anni sessanta del secolo scorso, Gary Becker [1] e Jacob Mincer[2] hanno presentato la loro teoria sull’offerta di lavoro individuale come una scelta razionale tra tempo dedicato all’attività di mercato e tempo dedicato al lavoro domestico, l’economia neoclassica ha cominciato a considerare la famiglia come un’unità produttiva e non solo di consumo. Ciononostante, le capacità acquisite nell’ambito domestico e familiare – come la preparazione dei pasti o la cura dei bambini e degli anziani – non sono mai state considerate al pari delle abilità lavorative e di conseguenza l’esperienza vissuta in questo contesto non è mai stata valutata sulla base del suo valore di mercato. Anzi, la donna che si allontana per un determinato periodo dal lavoro, per far fronte ai propri impegni di madre, si trova spesso al momento del rientro al lavoro a dover affrontare la svalutazione delle proprie capacità e, di conseguenza, anche delle proprie mansioni.

Il progetto “MaaM” (Maternity as a Master), ribalta drasticamente il modo di pensare la maternità sul lavoro e lo fa immaginando come le competenze necessarie alla cura possano essere portate fuori dall’ambito domestico. Autorevolezza, intensità di relazione, investimento continuo sull’altro, capacità di ascolto, strategie motivazionali sono tutte competenze che una donna può acquisire durante il proprio percorso di maternità e su cui le aziende potrebbero investire per aumentare la propria competitività. È questa l’intuizione dei due fondatori di MaaM, Riccarda Zezza e Andrea Vitullo, decisi a sfidare lo stereotipo che la maternità sia un punto di debolezza nel lavoro delle donne, e partendo proprio dal livello aziendale meno femminilizzato, vale a dire quello del management. Continua a leggere “La genitorialità come esperienza formativa”

La valenza formativa della maternità sul luogo di lavoro

Un articolo che illustra come il periodo della maternità può essere vissuto come un processo di formazione e sviluppo di nuove competenze e soft skills.

La generazione dei quasi-trentenni o dei poco-più-che-trentenni è certamente cresciuta con una serie TV che negli anni ’90 ha appassionato migliaia di persone: Friends. 10 stagioni nel corso delle quali i telespettatori hanno seguito da vicino le vicissitudini sentimentali, personali e lavorative dei sei protagonisti. In sottofondo un’America ruggente e senza l’ombra dello spettro della crisi economica.

klimtForse qualcuno ricorda che ad un certo punto della serie una delle protagoniste femminili, Rachel (Jennifer Aniston), abbandonata la carriera da cameriera, realizza il suo sogno di lavorare nel mondo della moda e viene assunta presso Ralph Lauren, dove inizia una carriera sfolgorante. Finché non rimane incinta. Finché perché, durante la maternità, viene sostituita da un giovane rampante che le fa capire senza tante cerimonie che durante la sua assenza farà di tutto per “soffiarle il posto”. E che i mesi durante i quali starà lontana dal lavoro saranno per lei una perdita di tempo, conoscenze e competenze.

Purtroppo, rispetto a 20 anni fa, tale concezione non è migliorata, forse è solo peggiorata. Il periodo in cui la donna si allontana dal posto di lavoro per la gravidanza viene ancora vissuto come un momento di impoverimento della sua professionalità, un ostacolo o un rallentamento lungo la sua carriera. Continua a leggere “La valenza formativa della maternità sul luogo di lavoro”