Se lavorassero 6 donne su 10, il Pil crescerebbe del 7%

Il tema è stato al centro del dibattito al Luiss Enlabs il Festival dedicato alle donne lavoratrici: i dati, i problemi, le possibili soluzioniSe lavorassero 6 donne su 10, il Pil crescerebbe del 7%

ROMA – Se lavorasse il 60% delle donne, secondo le stime della Banca d’Italia, il Pil crescerebbe del 7%. E invece, da sempre, il tasso di occupazione femminile italiano è inferiore al 50%, e inferiore a quello di tutti gli altri Paesi europei, con l’esclusione di Malta: se ne è parlato oggi a “Donne a lavoro Festival”, al Luiss Enlabs di via Marsala, a Roma. Tra i relatori Linda Laura Sabbadini dell’Istat, la vicepresidente del Senato Valeria Fedeli, Magda Bianco della Banca d’Italia, la fondatrice di Work Wide Women Linda Serra e la presidente di PariMerito Paola Diana, le giornaliste Chiara Valentini e Roberta Carlini.

A fronte al calo delle nascite ormai da tempo rilevato dall’Istat,ormai si contano solo 1,35 per donna, c’è anche il problema del forte divario retributivo: le donne vengono pagate in media il 12% in meno dei colleghi uomini, con picchi fino al 25% in meno. E con la maternità spesso arrivano il mobbing, o peggio ancora le dimissioni in bianco. “E’ necessario fare cultura per arrivare alla sensibilità delle persone”, sostiene Valeria Fedeli. “Proveremo ad offrire risposte immediate e concrete ai target ancora più in bilico come le ragazze e le mamme”, dice Francesca Guinand, presidente di Donne A Lavoro Onlus. Continua a leggere “Se lavorassero 6 donne su 10, il Pil crescerebbe del 7%”

Niente nido e part time negato: 10mila neo-mamme costrette a lasciare il lavoro

I numeri del ministero, in aumento, confermano la difficoltà di conciliare l’occupazione con la prole. Tanto da spingere molte madri a dimettersi. Senza considerare quelle precarie, alle quali basta non rinnovare il contratto

Niente nido e part time negato: 10mila neo-mamme costrette a lasciare il lavoro

Assenza di asili per i piccoli, di un aiuto dei parenti, impossibilità di ottenere un orario consono alle proprie esigenze. Sono tanti i motivi che spingono una neo-mamma a lasciare il proprio impiego. La prevalenza di contratti a tempo determinato rende impossibile una stima delle madri che smettono di lavorare dopo il parto. Una indicazione viene tuttavia dal servizio ispettivo del ministero, chiamato a verificare che le dimissioni presentate da una dipendente in gravidanza o nei primi tre anni di vita del bambino siano genuine e non frutto di pressioni o comportamenti illegittimi.
Continua a leggere “Niente nido e part time negato: 10mila neo-mamme costrette a lasciare il lavoro”