[I PREGIUDIZI SULLO SMART WORKING]

“Crea isolamento e riduce le relazioni sociali”, “chi è in SW lavora meno”, “diminuiscono le performance”, “è un benefit”. Queste sono tra quelle maggiormente ascoltate nelle varie aule di formazione sullo SW.

Tali pensieri possono ostacolare l’introduzione della modalità organizzativa agile, in generale i pregiudizi ostacolano ogni cambiamento.

Per passare da una organizzazione statica ad una innovativa e agile è fondamentale lavorare sulle resistenze al cambiamento. Il primo passo è quello di portare le convinzioni in superficie, esplicitarle, confrontarsi, condividerle affinché non restino inconsce e quindi “voci di corridoio”.

Si va sempre più verso uno SW ibrido, ad esempio fino a due giorni da remoto e tre in presenza; in questa modalità in che modo si perde la socializzazione? Cosa mi impedisce nella pausa caffè di chiamare il collega o la collega per sapere come sta? Quali dati portano a dire che le performance diminuiscono? Il riportare le obiezioni a degli elementi oggettivi può essere un buon modo per abbattere i pregiudizi.

Aumentando la comunicazione circolare è possibile superare tali ostacoli. I pensieri limitanti esistono sia dai/lle manager verso gli smart workers, sia tra gli smart workers stessi. Mi capita di sentire battute tra colleghi e colleghe che non agevolano il cambiamento.
Partendo da una comunicazione consapevole, continuo confronto e monitoraggio è possibile costruire lo SW giusto per la propria organizzazione.
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[COMPORTAMENTI ORGANIZZATIVI AGILI]


Dove nasce la necessità di una formazione per gli Smart Workers? Il lockdown ha spostato molte persone dall’ufficio a casa e ci siamo arrangiati cercando di ripetere esattamente la modalità lavorativa dell’ufficio in remoto. In qualche modo ci siamo riusciti, abbiamo improvvisato e in alcuni casi abbiamo portato a casa ottimi risultati. Ho ascoltato di dipartimenti, come quello amministrativo, di alcune aziende dove per la prima volta hanno chiuso in anticipo il bilancio.

A distanza di un anno e mezzo possiamo dire d’aver sperimentato l’homeworking e cominciare a ragionare se introdurre lo Smart Working, ovvero apportando i comportamenti organizzativi necessari affinché l’approccio al lavoro sia realmente agile e flessibile e non una mera ripetizione del lavoro in presenza.

Come si diventa degli Smart Workers? Quali sono le abilità che possiamo potenziare e che possono agevolare il lavoro da remoto? Comunicazione efficace, capacità di gestione del tempo, problem solving e capacità di assunzione del rischio, sono solo alcuni esempi di competenze trasversali fondamentali per poter lavorare efficacemente da remoto. Ad esempio quando si era tutti in presenza c’era molta più improvvisazione, appena avevo il bisogno di una informazione mi basta alzarmi e recarmi alla scrivania o nell’ufficio del collega, ora prima di iniziare un lavoro devo pensare alle esigenze che avrò, sia perché sarò da remoto, sia perché potrebbe non essere in presenza il mio collega o la mia collega.

Allo Smart Workers viene richiesta una maggior capacità di autogestione, definizione del lavoro da svolgere, pianificazione, richiesta di confronto, maggior flusso di informazioni e comunicazione, capacità di risoluzione dei problemi, per essere sempre più flessibile e agili nel raggiungimento degli obiettivi.

Attraverso fondi di Regione Lombardia è possibile allenare queste competenze con voucher. La formazione sarà alternata da momenti esperienziali (role playing, gaming,..) e parte teorica. Nel caso di classi composte da componenti della stessa azienda è possibile personalizzare il programma.

Nel link il calendario del corso: https://lnkd.in/eYVZcjz