Investire sul benessere dei propri dipendenti fa bene alle aziende

 

Recenti studi hanno dimostrato che un dipendente più felice è più proattivo e più produttivo.

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Stipendio, etica aziendale ed equilibrio tra lavoro e famiglia sono tra i fattori che determinano il benessere nelle organizzazioni.

Recenti studi hanno dimostrato che investire sul benessere dei propri dipendenti fa bene anche alle aziende.

Come può un’azienda rendere “felice” il proprio dipendente e nello stesso tempo aumentare il profitto? Ascoltando i bisogni e trovando delle soluzioni.

Work-life balance, ovvero conciliazione lavoro/famiglia, sono uno dei bisogni maggiormente sentiti dai lavoratori e dalle lavoratrici.

Fringe benefit aziendali, ovvero pacchetti di servizi capaci di venire incontro alle esigenze dei lavoratori e facilitargli la vita, anche fuori dall’azienda permettono risparmi economici e di tempo e questo riduce stress e aiuta a migliorare la qualità della vita.

L’azienda potrà usufruire di agevolazioni fiscali, diventando fonte di benessere per i suoi dipendenti e trasmette un brand identity positiva. Alla fine tutti ci guadagnano!!!

Fonte: https://www.ninjamarketing.it/2019/03/12/benessere-dipendenti-aziende-benefit/

PARLIAMO DI ETICA E PAURA DELLA CONCORRENZA

ethics-2110558_1920E’ etico cercare continuamene di screditare l’altro attribuendogli il tuo mancato successo? Da counselor posso solo che rispondere no.

Di fatto è quello che sta succedendo da tempo da parte del mondo degli psicologi contro i counselor. E’ di questa settimana l’ultimo attacco.

Immagino che pochi se ne siano accorti perchè in Italia la figura del counselor è ancora poco conosciuta. Il Counseling è indicato per le persone che cercano un supporto adatto ad una migliore accettazione di sè che lo stimoli a realizzarsi e a sviluppare le proprie risorse (Barbaro 2017).

In parte anche la psicologia si occupa di ciò, la differenza sta nell’approccio.

Il Counseling è strutturato in un percorso che si sviluppa nel qui e ora, è esperienziale ed è orientato affinchè il cliente si assumi la responsablità di se stesso e del proprio cambiamento. Il counselor viene anche definito come l’esperto dell’ascolto, della relazione e della comunicazione. Per acquisire queste competenze non è necessario conseguire una laurea in psicologia in quando non si fanno diagnosi e non si prescrivono cure, il counselor ed il cliente si pongono ad un livello paritario. Ed allora in che modo la professione del counselor è una minaccia per gli psicologi, tanto da perdere la bussola attuando azioni e comportamenti dal punto di vista etico discutibili?

Ho conseguito una laurea in economia e commercio (nello specifico aziendale), un master in discriminazione di genere e pari opportunità ed una formazione triennale in counseling.

Oggi sono una counselor delle organizzazioni, l’integrazione della varie parti di me.

Avrei potuto prendere la laurea in psicologia, ho scelto in modo consapevole e ponderato di diventare una counselor per il suo diverso approccio alla relazione d’aiuto ed al benessere.

Mi ritengo competente, professionale e matura, sorrido a questi attacchi assurdi ed immaturi alla mia professione e sopratutto alla base del mio operato c’è sempre etica e deontologia.

#couseling #etica #professionalità #mercatodellavoro #maturità #sicurezzainsestessi #integrità

[NEOMAMME E LAVORO]

mamma-4-619x368115mila neomamme che tra il 2011 e il 2016 sono state costrette a uscire dal mercato del lavoro.
Una su due ha meno 35 anni, ma la loro è una scelta obbligata dall’impossibilità di far conciliare la propria vita professionale con la cura di un figlio.
Esistono già molti strumenti a favore della conciliazione tempo lavoro famiglia ancora poco usati: il part time, lo smart working, orario flessibile, negli ultimi anni sono stati stanziate agevolazioni fiscali per le aziende e nonostante tutto ciò le donne si trovano costrette a rinunciare al lavoro per potersi prendere cura della propria famiglia.

Perchè è ancora così difficile? Credo che la motivazione stia nella mancanza di vere e proprie politiche di pari opportunità che portino le aziende ad inserire nei propri bilanci la voce azioni positive.
Molti paesi europei hanno trovano la soluzione, i numeri parlano chiaro, la dove ci sono servizi e politiche aziendali atte alla conciliazione per i collaboratori e le collaboratrici aumenta il tasso di natalità e l’occupazione femminile. In fine dei conti non bisogna inventarsi nulla di noi, sicuramente essere disposti ad un cambiamento culturale aziendale e delle politiche del lavoro.

Ancora oggi al lavoro femminile non viene riconosciuto lo stesso valore del lavoro maschile, quello delle donne è ancora “un di più”, tale pensiero è dimostrato dalla retribuzionen inferiore delle donne rispetto agli uomini per la stessa mansione.

E allora che fare? Ad oggi una soluzione è la libera professione, l’autoimprenditorialità, diventare freelance. Le donne hanno importanti competenze, molte più soft skills degli uomini dati dalla maternità, sicuramente ancora poco consapevolizzate dalle stesse. E quindi mettersi in gioco, inventarsi il proprio lavoro e riprendersi in mano la propria vita e la gestione del proprio tempo

Come? Innanzittutto lavorando su di sè, sulle insicurezze e le paure di mettersi in proprio, con il sostegno di altre donne, con il supporto di un/una carrer counselor ed altro ancora. Questo è quello che faccio grazie all’associazione Donne Intrecci.
https://it.businessinsider.com/lesercito-silenzioso-delle-115mila-mamme-che-non-possono-lavorare-nellindifferenza-del-governo/?ref=fbpr

[POWER SONG] Il mio potere è acceso

fight songIeri si è concluso il percorso empowerment di Donne Intrecci per 9 donne che hanno scelto di mettersi in gioco per costruire la propria autonomia economica.
Le ho viste crescere in questi tre ultimi mesi, è stato un’esperienza bellissima, loro sono come rifiorite, oggi sono cariche, determinate e sono pronte per prendere il volo.

Amo il mio lavoro, adoro lavorare con le donne ed ieri ho provato una grande soddisfazione e pienezza per loro.

Questa canzone la voglio dedicare a tutte le donne che lottano per affermano il proprio potere. Grandi donne!!!

This time this is my fight song
Stavolta questa è la mia canzone di battaglia

Take-back-my-life song
La canzone “riappropriarmi della mia vita”

Prove-I’m-alright song
La canzone “Dimostrare che sto bene”

My power’s turned on
Il mio potere è acceso

Starting right now I’ll be strong
A partire da adesso sarò forte

I’ll play my fight song
Suonerò la mia canzone di battaglia

And I don’t really care
E non m’importa

If nobody else believes
Se nessun altro ci creda

Cause I’ve still got
Perché ho ancora

A lot of fight left in me
Molta voglia di lottare

Maternità. E se cominciassimo a pensare che per le aziende è una grande occasione?

Dirigo un’azienda nella quale l’80% dei circa 100 dipendenti sono donne e l’età media è di 35 anni. Ovviamente dobbiamo avere una politica di gestione del tema maternità. Quando intendo una politica, do per scontato che noi si faccia ciò che è nello spirito e nella prassi della legge Italiana. Ma non basta. In questo articolo proverò a spiegare perché.

graficoIn Italia la partecipazione al lavoro delle donne, nel terzo trimestre 2016, è stata del 48%, contro il 67% degli uomini. In Italia l’età media delle primipare è di 30,7 anni e il tasso di fecondità totale (numero medio di figli per donna) è di 1,35. Le donne percepiscono salari mediamente del 10,9% inferiori rispetto a quelli degli uomini (26.725 euro le donne contro i 29.985 degli uomini, fonte Job Pricing). La fertilità delle donne ha una evoluzione media come quella mostrata nel grafico a sinistra (Fonte: Management of the Infertile Woman by Helen A. Carcio and The Fertility Sourcebook by M. Sara Rosenthal). Continua a leggere “Maternità. E se cominciassimo a pensare che per le aziende è una grande occasione?”

Se lavorassero 6 donne su 10, il Pil crescerebbe del 7%

Il tema è stato al centro del dibattito al Luiss Enlabs il Festival dedicato alle donne lavoratrici: i dati, i problemi, le possibili soluzioniSe lavorassero 6 donne su 10, il Pil crescerebbe del 7%

ROMA – Se lavorasse il 60% delle donne, secondo le stime della Banca d’Italia, il Pil crescerebbe del 7%. E invece, da sempre, il tasso di occupazione femminile italiano è inferiore al 50%, e inferiore a quello di tutti gli altri Paesi europei, con l’esclusione di Malta: se ne è parlato oggi a “Donne a lavoro Festival”, al Luiss Enlabs di via Marsala, a Roma. Tra i relatori Linda Laura Sabbadini dell’Istat, la vicepresidente del Senato Valeria Fedeli, Magda Bianco della Banca d’Italia, la fondatrice di Work Wide Women Linda Serra e la presidente di PariMerito Paola Diana, le giornaliste Chiara Valentini e Roberta Carlini.

A fronte al calo delle nascite ormai da tempo rilevato dall’Istat,ormai si contano solo 1,35 per donna, c’è anche il problema del forte divario retributivo: le donne vengono pagate in media il 12% in meno dei colleghi uomini, con picchi fino al 25% in meno. E con la maternità spesso arrivano il mobbing, o peggio ancora le dimissioni in bianco. “E’ necessario fare cultura per arrivare alla sensibilità delle persone”, sostiene Valeria Fedeli. “Proveremo ad offrire risposte immediate e concrete ai target ancora più in bilico come le ragazze e le mamme”, dice Francesca Guinand, presidente di Donne A Lavoro Onlus. Continua a leggere “Se lavorassero 6 donne su 10, il Pil crescerebbe del 7%”

Padri da subito: 15 giorni di congedo di paternità per legge

Introdurre il congedo di paternità obbligatorio è «fondamentale». «Nel nostro Paese fare figli penalizza la carriera delle donne». Tito Boeri, presidente dell’Inps, interviene a Milano al forum italiano del lavoro femminile «Elle Active!», tre giorni di incontri e formazione presso padri-kl’Unicredit Pavilion. Si schiera con il disegno di legge sulla paternità obbligatoria depositato in Parlamento un anno fa e nato da una proposta lanciata dal Corriere della Sera, al termine di un anno di inchieste sul tema maternità e lavoro de «Il tempo delle donne».

Il disegno di legge introduce 15 giorni di paternità obbligatoria da prendere nel primo mese di vita, con lo stipendio all’80%, e sanzioni per chi non lo rispetta. Boeri aggiunge: «L’Italia ha bisogno di uno choc. Va spezzato con delle scelte obbligate il circolo vizioso tra datori di lavoro e cultura familiare riguardo al ruolo delle donne». E mentre il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, dice che alle donne vanno dati più posti di comando, Emma Bonino, ex ministro degli Esteri e storica esponente dei Radicali, ospite al convegno, polemizza con l’economista. «È eccessivo l’obbligo di congedo, bisogna stare attenti a non entrare troppo nelle scelte individuali dei cittadini, che come noi vogliono vivere liberi. Penso che nelle relazioni di coppia si debba lasciare un margine di contrattualità interna, senza dirigismo».
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Niente nido e part time negato: 10mila neo-mamme costrette a lasciare il lavoro

I numeri del ministero, in aumento, confermano la difficoltà di conciliare l’occupazione con la prole. Tanto da spingere molte madri a dimettersi. Senza considerare quelle precarie, alle quali basta non rinnovare il contratto

Niente nido e part time negato: 10mila neo-mamme costrette a lasciare il lavoro

Assenza di asili per i piccoli, di un aiuto dei parenti, impossibilità di ottenere un orario consono alle proprie esigenze. Sono tanti i motivi che spingono una neo-mamma a lasciare il proprio impiego. La prevalenza di contratti a tempo determinato rende impossibile una stima delle madri che smettono di lavorare dopo il parto. Una indicazione viene tuttavia dal servizio ispettivo del ministero, chiamato a verificare che le dimissioni presentate da una dipendente in gravidanza o nei primi tre anni di vita del bambino siano genuine e non frutto di pressioni o comportamenti illegittimi.
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Mamme lavoratrici in crisi. Tutto è pensato a misura d’uomo

Non è stato semplice incontrare Silvia P. Non è stato semplice convincere ad andare avanti con il suo ragionamento la mamma mamam-laoroche — scrivendo una lettera a Beppe Severgnini — ha acceso un dibattito così trasversale e clamorosamente condiviso. Non immaginava che le sue parole la facessero d’improvviso portavoce di così tante mamme convinte che sì, lavorare e avere dei figli in Italia è ancora un problema. «Il giorno in cui è stata pubblicata la mia lettera anche nel mio ufficio tutti ne parlavano. Diverse amiche mi hanno inoltrato il link, dicendomi: “Guarda, siamo tutte nella stessa barca”». Lei, avvocato in un
importante studio, si è ritrovata di colpo ad essere l’Elena Ferrante delle mamme. E anche adesso, passata qualche settimana, non se la sente di svelare la sua identità: «Preferisco di no. Sia per il mio lavoro, sia per la mia famiglia». Ecco un punto fondamentale: Silvia P. dice cose comuni a molte donne. Eppure, facendolo, si rischia ancora di apparire sovversive. Perché?

«Credo che abbia ragione chi sostiene che il femminismo è stato frainteso. Abbiamo inseguito dei modelli maschili pensando di raggiungere la parità. Non è andata bene. La vera rivoluzione sarebbe creare dei veri modelli femminili».

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Donna in equilibrio: come?

Come rientrare al lavoro dopo la maternità  mantenendo l’equilibrio

Fabia è una donna di 38 anni, è la mamma di Carlo. Lavora per una grande azienda, è responsabile commerciale e coordina circa 20 persone. Ha una rete sociale attiva e presente.

Arriva al counseling per prepararsi al rientro in azienda dopo la maternità. Mi racconta in breve dellaequilibrio sua storia, è una donna realizzata sia professionalmente che personalmente. Insieme al suo compagno hanno scelto di diventare genitori. Il suo obiettivo per il percorso di counseling è quello di tornare al lavoro cercando di mantenere un equilibrio tra l’essere madre, una compagna, la casa, gli amici, il tempo per se ed il suo lavoro di responsabile.

Durante il percorso l’agevolo nell’esplorazione delle varie aree della sua vita  in cui vuole mantenere l’equilibrio. Osserva come sta impiegando le competenze acquisite nello svolgere il ruolo di responsabile nell’essere la mamma di Carlo. Attraverso l’utilizzo delle mappe comincia ad esplorare quali sono queste risorse: organizzazione, determinazione, ascolto, e come può utilizzarle per raggiungere il suo obiettivo: essere una donna in equilibrio. Continua a leggere “Donna in equilibrio: come?”