[LE BUGIE HANNO LE GAMBE CORTE]

Il tema di oggi è Smart Working e il cambiamento. Lo SW è un modello di organizzazione del lavoro dove si possono conciliare le esigenze di vita privata delle persone con quelle delle aziende. Alcuni tra i presupposti per il vero SW sono fiducia da parte dei/lle manager, autonomia e responsabilità da parte degli smart workers.

In mezzo c’è un cambiamento culturale grandissimo della Leadership. Si chiede ai I/le manager di abbandonare il loro bisogno di controllo, di potere sulle persone e creare un rapporto di collaborazione, partecipazione e condivisione con gli smart workers.

I dipartimenti HR stanno vivendo quotidianamente colloqui di lavoro in cui sono i candidati e le candidate a chiedere se l’azienda ha adottato una policy sullo SW e immagino la difficoltà nel dire di no quando manca.

Alcuni management stanno introducendo lo SW con lo scopo di attrarre le persone ma nei fatti non sono ancora pronti al cambiamento di leadership. Come viene vissuto tutto ciò dalle persone? Come delle bugie, come non una reale volontà a introdurre lo SW, con il risultato che aumenta il malessere in azienda, ci si sente traditi e mancanza di coerenza. Questo è uno degli effetti boomerang nell’introdurre lo SW quando in realtà non si vuole cambiare la cultura della Leadership.

Cambiare è possibile, farsi accompagnare nel percorso aiuta a osservare e superare gli ostacoli. Ci vuole formazione, tempo, costanza e la volontà di cambiare.

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[BENESSERE AMBIENTALE]

In più occasioni ho scritto che la pandemia sta lasciando segni dal punto di vista psicologico, ansia, stress, sconfinamento dei confini vita lavoro e famiglia, connessione continua, homeworking.  Oggi lo rileva una ricerca BVA-Doxa del 2021, soprattutto i giovani stanno facendo fatica a tornare alle performance pre pandemia.

Riporto alcune frasi dell’articolo in allegato “il 42% degli intervistati ritiene inefficaci le iniziative promosse dalla propria azienda per incentivare il benessere e ridurre lo stress legato al lavoro”, “i bisogni delle persone sono spesso sottovalutati – se non ignorati – da parte dell’azienda”.

Cosa si può fare per prevenire il bournout e non rischiare di perdere le persone?
Prima fra tutti può essere utile fare una analisi dei bisogni quindi istituzionalizzare servizi che siano permanenti come lo Sportello di Counseling, dare spazio a gruppi di condivisone, formazione sulle soft skills, potenziare le competenze dell’ascolto attivo e dei feedback . Farsi accompagnare dai/lle consulenti che lavorano nell’ambito del benessere in azienda.

Allego link ad un post sullo Sportello di Counseling:
https://lnkd.in/ehvG6j_C

Link all’articolo: https://alleyoop.ilsole24ore.com/2021/10/04/giovani-lavoro/

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[I PREGIUDIZI SULLO SMART WORKING]

“Crea isolamento e riduce le relazioni sociali”, “chi è in SW lavora meno”, “diminuiscono le performance”, “è un benefit”. Queste sono tra quelle maggiormente ascoltate nelle varie aule di formazione sullo SW.

Tali pensieri possono ostacolare l’introduzione della modalità organizzativa agile, in generale i pregiudizi ostacolano ogni cambiamento.

Per passare da una organizzazione statica ad una innovativa e agile è fondamentale lavorare sulle resistenze al cambiamento. Il primo passo è quello di portare le convinzioni in superficie, esplicitarle, confrontarsi, condividerle affinché non restino inconsce e quindi “voci di corridoio”.

Si va sempre più verso uno SW ibrido, ad esempio fino a due giorni da remoto e tre in presenza; in questa modalità in che modo si perde la socializzazione? Cosa mi impedisce nella pausa caffè di chiamare il collega o la collega per sapere come sta? Quali dati portano a dire che le performance diminuiscono? Il riportare le obiezioni a degli elementi oggettivi può essere un buon modo per abbattere i pregiudizi.

Aumentando la comunicazione circolare è possibile superare tali ostacoli. I pensieri limitanti esistono sia dai/lle manager verso gli smart workers, sia tra gli smart workers stessi. Mi capita di sentire battute tra colleghi e colleghe che non agevolano il cambiamento.
Partendo da una comunicazione consapevole, continuo confronto e monitoraggio è possibile costruire lo SW giusto per la propria organizzazione.
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L’inizio di una vita da counselor

Ed ora comincia l’avventura… Quella della libera professione, quella del fare ciò che più mi piace, quella del non avere un orario fisso e la libertà di scegliere la propria agenda e molto altro ancora…Psychologist office cabinet room vector illustration

Venerdì 16 dicembre ho ricevuto il diploma da Counselor Professionista. Mi sono preparata 3 anni per questo. Non starò a spiegare cosa fa il counseling, è possibile trovare la definizione nei vari motori di ricerca, voglio raccontarvi come io sarò una counselor.

Arrivo al counseling grazie al ruolo di coordinatrice e formatrice che ricoprivo presso la società partecipata per cui ero assunta fino a marzo 2016. Ad un certo punto ho sentito il desiderio di approfondire le tematiche legate alle relazioni e alla comunicazione. Già dal primo modulo al microcounseling ho sentito d’essere nel posto giusto. Sono stati anni di studio, di sacrifici, di crescita interiore e di formazione. Nel dicembre 2015 la società per cui lavoravo è stata messa in liquidazione e da qui la scelta di non voler essere ricollocata e di proseguire la mia vita lavorativa da libera professionista… L’essere a casa mi ha permesso di dedicare del tempo alla tesi e concludere così il percorso di formazione entro i tre anni.

Oggi sono ufficialmente una counselor e che counselor sono? Continua a leggere “L’inizio di una vita da counselor”