Investire sul benessere dei propri dipendenti fa bene alle aziende

 

Recenti studi hanno dimostrato che un dipendente più felice è più proattivo e più produttivo.

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Stipendio, etica aziendale ed equilibrio tra lavoro e famiglia sono tra i fattori che determinano il benessere nelle organizzazioni.

Recenti studi hanno dimostrato che investire sul benessere dei propri dipendenti fa bene anche alle aziende.

Come può un’azienda rendere “felice” il proprio dipendente e nello stesso tempo aumentare il profitto? Ascoltando i bisogni e trovando delle soluzioni.

Work-life balance, ovvero conciliazione lavoro/famiglia, sono uno dei bisogni maggiormente sentiti dai lavoratori e dalle lavoratrici.

Fringe benefit aziendali, ovvero pacchetti di servizi capaci di venire incontro alle esigenze dei lavoratori e facilitargli la vita, anche fuori dall’azienda permettono risparmi economici e di tempo e questo riduce stress e aiuta a migliorare la qualità della vita.

L’azienda potrà usufruire di agevolazioni fiscali, diventando fonte di benessere per i suoi dipendenti e trasmette un brand identity positiva. Alla fine tutti ci guadagnano!!!

Fonte: https://www.ninjamarketing.it/2019/03/12/benessere-dipendenti-aziende-benefit/

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[POWER SONG] Il mio potere è acceso

fight songIeri si è concluso il percorso empowerment di Donne Intrecci per 9 donne che hanno scelto di mettersi in gioco per costruire la propria autonomia economica.
Le ho viste crescere in questi tre ultimi mesi, è stato un’esperienza bellissima, loro sono come rifiorite, oggi sono cariche, determinate e sono pronte per prendere il volo.

Amo il mio lavoro, adoro lavorare con le donne ed ieri ho provato una grande soddisfazione e pienezza per loro.

Questa canzone la voglio dedicare a tutte le donne che lottano per affermano il proprio potere. Grandi donne!!!

This time this is my fight song
Stavolta questa è la mia canzone di battaglia

Take-back-my-life song
La canzone “riappropriarmi della mia vita”

Prove-I’m-alright song
La canzone “Dimostrare che sto bene”

My power’s turned on
Il mio potere è acceso

Starting right now I’ll be strong
A partire da adesso sarò forte

I’ll play my fight song
Suonerò la mia canzone di battaglia

And I don’t really care
E non m’importa

If nobody else believes
Se nessun altro ci creda

Cause I’ve still got
Perché ho ancora

A lot of fight left in me
Molta voglia di lottare

Percorso Donne Empowerment

Nel mese di ottobre, attraverso l’associazione Docolloqui individuali.JPGnne Intrecci, ho sviluppato un percorso per donne fuori dal mercato del lavoro al fine di aiutarle a ritrovare motivazione ed idee per raggiungere la propria autonomia economica. Il percorso, promosso in collaborazione con il Comune di Rozzano, si chiama “Donne che costruiscono il proprio futuro”.

E’ stato ideato da me insieme a due socie coaching. In questa prima edizione sono coinvolte 9 donne che hanno deciso di mettersi in gioco con un percorso molto esperienziale, basato su concetti legati alla comunicazione ed laboratori che hanno la funzione di aiutarle a scoprire dentro di sè i propri talenti inespressi.

Il percorso è strutturato in 5 incontri di gruppo e 5 colloqui individuai, di counseling o coaching. Attualmente siamo nella fase dei colloquio individuali e sto seguendo tre donne con colloqui di counseling. Il percorso terminerà il 14 dicembre.

Il nostro scopo è quello di aiutare le donne a riscoprire i propri talenti, ritrovare la motivazione e l’entusiasmo di rimettersi in gioco per cominciare ad rientrare nel mondo del lavoro con ancora più competenze a livello di soft skills.

Si sta rivelando un bellissimo percorso, sono molto felice d’averlo ideato e secondo me questo è un buon strumento per aiutare le donne ad uscire dalla violenza: ritrovando la propria autonomia economica.

25 novembre: donne e violenza

Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro la violenza maschile sulle donne.giulia

Un mese di eventi e iniziative per continuare a provare a sensibilizzare e contrastare la violenza contro le donne e non basta, solo una continua attenzione ed azioni possono modificare qualcosa. Oggi si parla di linguaggio, di parole, di come si può imparare a raccontarla.

Allora ecco un progetto dell’Associazione GiULiA giornaliste per diffondere un linguaggio corretto nei media nei casi di violenza contro le donne, affinché le parole non feriscano una seconda volta.

Grazie all’Associazine Donne Intrecci abbiamo creato uno spazio di ascolto per le donne gratuito. Personalmente metterò a disposizione la mia esperienza e competenza affinchè le donne possano dire BASTA!!! e riprendersi in mano la propria vita

http://27esimaora.corriere.it/17_novembre_16/manuale-giulia-stop-violenza-impariamo-raccontarla-23a9632e-cae8-11e7-a620-094e937d3889.shtml

Il diritto di vivere delle donne

Alcune settimane fa, esattamente il 13 settembre,noemi è stato ritrovato il corpo di Noemi, una ragazzina di 16 anni che ha perso la vita per mano del suo ragazzo. L’ennesimo femminicidio. Come operatrice di un centro antiviolenza ho seguito più di una giovane donna e mi ha sempre colpito come raccontassero certi comportamenti quotidiani, per me di pura violenza psicologia, per loro vissuti come normalità. Molte volte mi sono emozionata nell’osservare la loro sorpresa quando le dicevo che quello non era amore. Quel modo di amare lo hanno visto  fare ai loro genitori, agli adulti di riferimento e quindi come avrebbero potuto pensare che non fosse normale. Noemi, rispetto a tante altre giovani donne, lo aveva capito che non era amore, aveva anche denunciato.

In un paese in cui non si insegna il rispetto tra donne e uomini, si sminuisce il ruolo della donna, si perpetua la cultura patriarcale, il denunciare non basta a salvare la vita.

Quindi cosa si può fare? Per me un grande lavoro di cultura di genere nelle scuole, un pò di cultura al rispetto nelle famiglie ed uno Stato che seriamente si prenda in carico la prevenzione contro la violenza sulle donne. Una strada lunga, impegnativa, non impossibile. Da parte mia, in qualità di counselor e donne, ci sono per aiutarvi a riconoscere i segnali di un rapporto non sano. #femminicidio #noemi #rispetto #educazionedigenere #prevenzione #stato #famiglia #counselingperledonne

Maternità. E se cominciassimo a pensare che per le aziende è una grande occasione?

Dirigo un’azienda nella quale l’80% dei circa 100 dipendenti sono donne e l’età media è di 35 anni. Ovviamente dobbiamo avere una politica di gestione del tema maternità. Quando intendo una politica, do per scontato che noi si faccia ciò che è nello spirito e nella prassi della legge Italiana. Ma non basta. In questo articolo proverò a spiegare perché.

graficoIn Italia la partecipazione al lavoro delle donne, nel terzo trimestre 2016, è stata del 48%, contro il 67% degli uomini. In Italia l’età media delle primipare è di 30,7 anni e il tasso di fecondità totale (numero medio di figli per donna) è di 1,35. Le donne percepiscono salari mediamente del 10,9% inferiori rispetto a quelli degli uomini (26.725 euro le donne contro i 29.985 degli uomini, fonte Job Pricing). La fertilità delle donne ha una evoluzione media come quella mostrata nel grafico a sinistra (Fonte: Management of the Infertile Woman by Helen A. Carcio and The Fertility Sourcebook by M. Sara Rosenthal). Continua a leggere “Maternità. E se cominciassimo a pensare che per le aziende è una grande occasione?”

L’inizio di una vita da counselor

Ed ora comincia l’avventura… Quella della libera professione, quella del fare ciò che più mi piace, quella del non avere un orario fisso e la libertà di scegliere la propria agenda e molto altro ancora…Psychologist office cabinet room vector illustration

Venerdì 16 dicembre ho ricevuto il diploma da Counselor Professionista. Mi sono preparata 3 anni per questo. Non starò a spiegare cosa fa il counseling, è possibile trovare la definizione nei vari motori di ricerca, voglio raccontarvi come io sarò una counselor.

Arrivo al counseling grazie al ruolo di coordinatrice e formatrice che ricoprivo presso la società partecipata per cui ero assunta fino a marzo 2016. Ad un certo punto ho sentito il desiderio di approfondire le tematiche legate alle relazioni e alla comunicazione. Già dal primo modulo al microcounseling ho sentito d’essere nel posto giusto. Sono stati anni di studio, di sacrifici, di crescita interiore e di formazione. Nel dicembre 2015 la società per cui lavoravo è stata messa in liquidazione e da qui la scelta di non voler essere ricollocata e di proseguire la mia vita lavorativa da libera professionista… L’essere a casa mi ha permesso di dedicare del tempo alla tesi e concludere così il percorso di formazione entro i tre anni.

Oggi sono ufficialmente una counselor e che counselor sono? Continua a leggere “L’inizio di una vita da counselor”

Se lavorassero 6 donne su 10, il Pil crescerebbe del 7%

Il tema è stato al centro del dibattito al Luiss Enlabs il Festival dedicato alle donne lavoratrici: i dati, i problemi, le possibili soluzioniSe lavorassero 6 donne su 10, il Pil crescerebbe del 7%

ROMA – Se lavorasse il 60% delle donne, secondo le stime della Banca d’Italia, il Pil crescerebbe del 7%. E invece, da sempre, il tasso di occupazione femminile italiano è inferiore al 50%, e inferiore a quello di tutti gli altri Paesi europei, con l’esclusione di Malta: se ne è parlato oggi a “Donne a lavoro Festival”, al Luiss Enlabs di via Marsala, a Roma. Tra i relatori Linda Laura Sabbadini dell’Istat, la vicepresidente del Senato Valeria Fedeli, Magda Bianco della Banca d’Italia, la fondatrice di Work Wide Women Linda Serra e la presidente di PariMerito Paola Diana, le giornaliste Chiara Valentini e Roberta Carlini.

A fronte al calo delle nascite ormai da tempo rilevato dall’Istat,ormai si contano solo 1,35 per donna, c’è anche il problema del forte divario retributivo: le donne vengono pagate in media il 12% in meno dei colleghi uomini, con picchi fino al 25% in meno. E con la maternità spesso arrivano il mobbing, o peggio ancora le dimissioni in bianco. “E’ necessario fare cultura per arrivare alla sensibilità delle persone”, sostiene Valeria Fedeli. “Proveremo ad offrire risposte immediate e concrete ai target ancora più in bilico come le ragazze e le mamme”, dice Francesca Guinand, presidente di Donne A Lavoro Onlus. Continua a leggere “Se lavorassero 6 donne su 10, il Pil crescerebbe del 7%”

Padri da subito: 15 giorni di congedo di paternità per legge

Introdurre il congedo di paternità obbligatorio è «fondamentale». «Nel nostro Paese fare figli penalizza la carriera delle donne». Tito Boeri, presidente dell’Inps, interviene a Milano al forum italiano del lavoro femminile «Elle Active!», tre giorni di incontri e formazione presso padri-kl’Unicredit Pavilion. Si schiera con il disegno di legge sulla paternità obbligatoria depositato in Parlamento un anno fa e nato da una proposta lanciata dal Corriere della Sera, al termine di un anno di inchieste sul tema maternità e lavoro de «Il tempo delle donne».

Il disegno di legge introduce 15 giorni di paternità obbligatoria da prendere nel primo mese di vita, con lo stipendio all’80%, e sanzioni per chi non lo rispetta. Boeri aggiunge: «L’Italia ha bisogno di uno choc. Va spezzato con delle scelte obbligate il circolo vizioso tra datori di lavoro e cultura familiare riguardo al ruolo delle donne». E mentre il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, dice che alle donne vanno dati più posti di comando, Emma Bonino, ex ministro degli Esteri e storica esponente dei Radicali, ospite al convegno, polemizza con l’economista. «È eccessivo l’obbligo di congedo, bisogna stare attenti a non entrare troppo nelle scelte individuali dei cittadini, che come noi vogliono vivere liberi. Penso che nelle relazioni di coppia si debba lasciare un margine di contrattualità interna, senza dirigismo».
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Il progetto regionale “Maternità come opportunità”: il welfare aziendale nella Provincia di Ancona

Sono diverse le ragioni che stanno portando il welfare aziendale a divenire una pratica sempre più diffusa tra le imprese italiane. L’attivazione di pacchetti di welfare all’interno delle imprese è, a livello generale, alimentata sia dalla sfera privato-economica sia dalla sfera pubblico-statale: la prima concerne in modo particolare le organizzazioni economiche che, da un lato, stanno comprendendo e interiorizzando il loro ruolo sociale e, dall’altro, iniziano a intuire i vantaggi strategici del welfare aziendale; mentre la sfera pubblico-statale riguarda le istituzioni pubbliche, le quali cercano di alleggerire la spesa del welfare statale sostenendo l’intervento di attori privati attraverso sgravi scali e incentivi e
conomici. Come evidenziato da molti, però, il welfare aziendale sembra rimanere ancora appannaggio quasi esclusivo delle grandi imprese che dispongono delle risorse necessarie per attivare tali pratiche. Proprio per questa ragione, nel corso del tempo, sono sorti diversi progetti volti a consentire alle Pmi di offrire servizi di welfare ai dipendenti: la risposta emersa da numerose best practices è quella della costituzione di reti territoriali per l’implementazione di misure di welfare aziendale all’interno di piccole e medie imprese. A questo proposito, il contributo presenta i risultati di una ricerca qualitativa, svolta nel territorio della Provincia di Ancona, con la quale si sono volute analizzare iniziative di welfare aziendale sviluppate proprio tramite la creazione di reti e partnership tra imprese e tra imprese e altri attori che operano sul territorio. Queste iniziative, quindi, sono state esaminate non solo in relazione al ruolo giocato dalle imprese ma anche in base al ruolo degli attori del territorio, i quali hanno orientato in maniera sinergica la loro azione per la ricerca di un benessere condiviso con il territorio. Il caso presentato riguarda il progetto regionale “Maternità come opportunità”, per il quale la Regione Marche si è occupata di finanziare e sostenere le imprese che hanno scelto di attivare misure di conciliazione famiglia-lavoro. In linea generale, saranno descritti i casi realizzati nella Provincia di Ancona ponendo particolare attenzione al ruolo della Regione, la quale diviene la cabina di regia di un processo che si basa sull’interazione tra imprese e istituzioni pubbliche locali: in questo modo sono attivate forme organizzative complesse tra attori di diversa natura, i quali si coordinano per il raggiungimento di benessere condiviso. Continua a leggere “Il progetto regionale “Maternità come opportunità”: il welfare aziendale nella Provincia di Ancona”