[EMPOWERING WOMEN]

È la capacità di assumersi la responsabilità della propria vita.


Da molti anni sono impegnata in politiche attive per le donne: sono stata in gruppi attivisti, volontaria in un centro antiviolenza, conduco gruppi e percorsi individuali di crescita ed empowerment, nel mio linguaggio uso convintamente i termini avvocata e sindaca e credo di non aver mai scritto cosa significa per me Empowerment al femminile.

Siamo state educate fin da piccole a dipendere dall’approvazione ed accettazione dell’altro ed in questa continua ricerca molte si sono perse per poi ritrovarsi omologate negli stereotipi. Culturalmente considerate inferiori, spesso i nostri comportamenti confermano tale pregiudizio. Come fai a ribellarti ad un condizionamento quando non ne sei consapevole? È difficile.

Empowerment per me significa scegliere la vita che voglio vivere e costruirla affinché sia così. C’è un presupposto fondamentale da cui partire: sapere chi sono e cosa voglio, non rispondere più ai devo per sostituirli con i voglio. Smettere di essere le “bambine adattate” ed affermare il nostro valore, il nostro potere.
Tutto questo può valere anche per gli uomini con l’unica differenza che a loro il potere è riconosciuto in quanto maschi.
#empowerment#diversity#donne

Donna in equilibrio: come?

Come rientrare al lavoro dopo la maternità  mantenendo l’equilibrio

Fabia è una donna di 38 anni, è la mamma di Carlo. Lavora per una grande azienda, è responsabile commerciale e coordina circa 20 persone. Ha una rete sociale attiva e presente.

Arriva al counseling per prepararsi al rientro in azienda dopo la maternità. Mi racconta in breve dellaequilibrio sua storia, è una donna realizzata sia professionalmente che personalmente. Insieme al suo compagno hanno scelto di diventare genitori. Il suo obiettivo per il percorso di counseling è quello di tornare al lavoro cercando di mantenere un equilibrio tra l’essere madre, una compagna, la casa, gli amici, il tempo per se ed il suo lavoro di responsabile.

Durante il percorso l’agevolo nell’esplorazione delle varie aree della sua vita  in cui vuole mantenere l’equilibrio. Osserva come sta impiegando le competenze acquisite nello svolgere il ruolo di responsabile nell’essere la mamma di Carlo. Attraverso l’utilizzo delle mappe comincia ad esplorare quali sono queste risorse: organizzazione, determinazione, ascolto, e come può utilizzarle per raggiungere il suo obiettivo: essere una donna in equilibrio. Continua a leggere “Donna in equilibrio: come?”

Sei donna? Quanto è difficile fare impresa…

 

La strada dell’impresa è più ripida per le donne e ottenere i finanziamenti necessari più difficile. Ma una volta completata la scalata le imprenditrici donne performano bene tanto quanto gli uomini e sono ottimiste sull’andamento del proprio business. Insomma, bisogna faticare di più all’inizio (perché?) ma poi i risultati ci sono. E’ questo che dicono i numeri di due idonna-imprenditoria-720x406ndagini di Ocse e di Facebook appena presentate sulle piccole e medie imprese globali. E l’Italia non ne esce bene.

Secondo il rapporto Entrepreneurship at a Glance 2016 dell’Ocse, il gender gap nell’imprenditorialità femminile resta rilevante. La responsabile delle statistiche Ocse, Martine Durand, ha sottolineato nel corso della presentazione del rapporto che “il fatto che ci siano meno donne imprenditrici può derivare da diversi fattori, compresa la scelta personale, ma certamente si possono individuare almeno due barriere istituzionali che rendono più difficile l’ingresso nel mondo imprenditoriale per le donne”. Prima cosa, una donna ha più difficoltà a ricevere i finanziamenti: “Di fatto – ha spiegato Durand – le donne hanno più difficoltà ad ottenere denaro dalle banche… per qualche motivo! Probabilmente, mi viene da dire, per pura discriminazione: risulta infatti che in media le donne devono produrre un maggior numero di garanzie per ottenere un prestito rispetto agli uomini”. Un altro fattore, ha sottolineato Durand, è la maggiore difficoltà di accesso ai programmi istituzionali per favorire l’imprenditorialità. Risultato: “Un enorme potenziale che resta completamente inutilizzato”. Continua a leggere “Sei donna? Quanto è difficile fare impresa…”

La genitorialità come esperienza formativa

La genitorialità è un’esperienza che accresce le capacità individuali. Ne parliamo con Riccarda Zezza, cofondatrice di MaaM – Maternity as a Master, la piattaforma che si propone di valorizzare sul mercato del lavoro le competenze acquisite, da donne e uomini, nella cura dei figli

Erica Aloè
 Group Of Mothers With Babies At Playgroup

Da quando, negli anni sessanta del secolo scorso, Gary Becker [1] e Jacob Mincer[2] hanno presentato la loro teoria sull’offerta di lavoro individuale come una scelta razionale tra tempo dedicato all’attività di mercato e tempo dedicato al lavoro domestico, l’economia neoclassica ha cominciato a considerare la famiglia come un’unità produttiva e non solo di consumo. Ciononostante, le capacità acquisite nell’ambito domestico e familiare – come la preparazione dei pasti o la cura dei bambini e degli anziani – non sono mai state considerate al pari delle abilità lavorative e di conseguenza l’esperienza vissuta in questo contesto non è mai stata valutata sulla base del suo valore di mercato. Anzi, la donna che si allontana per un determinato periodo dal lavoro, per far fronte ai propri impegni di madre, si trova spesso al momento del rientro al lavoro a dover affrontare la svalutazione delle proprie capacità e, di conseguenza, anche delle proprie mansioni.

Il progetto “MaaM” (Maternity as a Master), ribalta drasticamente il modo di pensare la maternità sul lavoro e lo fa immaginando come le competenze necessarie alla cura possano essere portate fuori dall’ambito domestico. Autorevolezza, intensità di relazione, investimento continuo sull’altro, capacità di ascolto, strategie motivazionali sono tutte competenze che una donna può acquisire durante il proprio percorso di maternità e su cui le aziende potrebbero investire per aumentare la propria competitività. È questa l’intuizione dei due fondatori di MaaM, Riccarda Zezza e Andrea Vitullo, decisi a sfidare lo stereotipo che la maternità sia un punto di debolezza nel lavoro delle donne, e partendo proprio dal livello aziendale meno femminilizzato, vale a dire quello del management. Continua a leggere “La genitorialità come esperienza formativa”

La valenza formativa della maternità sul luogo di lavoro

Un articolo che illustra come il periodo della maternità può essere vissuto come un processo di formazione e sviluppo di nuove competenze e soft skills.

La generazione dei quasi-trentenni o dei poco-più-che-trentenni è certamente cresciuta con una serie TV che negli anni ’90 ha appassionato migliaia di persone: Friends. 10 stagioni nel corso delle quali i telespettatori hanno seguito da vicino le vicissitudini sentimentali, personali e lavorative dei sei protagonisti. In sottofondo un’America ruggente e senza l’ombra dello spettro della crisi economica.

klimtForse qualcuno ricorda che ad un certo punto della serie una delle protagoniste femminili, Rachel (Jennifer Aniston), abbandonata la carriera da cameriera, realizza il suo sogno di lavorare nel mondo della moda e viene assunta presso Ralph Lauren, dove inizia una carriera sfolgorante. Finché non rimane incinta. Finché perché, durante la maternità, viene sostituita da un giovane rampante che le fa capire senza tante cerimonie che durante la sua assenza farà di tutto per “soffiarle il posto”. E che i mesi durante i quali starà lontana dal lavoro saranno per lei una perdita di tempo, conoscenze e competenze.

Purtroppo, rispetto a 20 anni fa, tale concezione non è migliorata, forse è solo peggiorata. Il periodo in cui la donna si allontana dal posto di lavoro per la gravidanza viene ancora vissuto come un momento di impoverimento della sua professionalità, un ostacolo o un rallentamento lungo la sua carriera. Continua a leggere “La valenza formativa della maternità sul luogo di lavoro”