Uomini liberi dalla violenza

uomini liberi dalla violenzaUomo maltrattante, chi è, qual’è il suo profilo, come riconoscerlo?
E’ un uomo comune, insospettabile, non ha un’estrazione sociale specifica, è di qualsiasi grado d’istruzione, spesso ha un’istruzione superiore, ha qualiasi età, non soffre di disturbi psichiatrici, aderisce a modelli culturali tradizionali.

Come si comporta rispetto alla violenza?
Nega o minimizza la gravità del suo atto, per lui la colpa è sempre della donna o da fattori esterni. Lui dice che ha “semplicemente” perso il controllo.
Si giustifica negando, spesso dice: non sono stato io, non sono la persona che usa violenza contro le donne. Non ricorda d’aver fatto del male, nega d’aver fatto male. Si giustifica dicendo che è stato provocato, perchè lei ha speso troppo, non ha cucinato bene, parla troppo, lo fa ingelosire e lo fa apposta, gli mette i figli contro, lo stressa.

La violenza domestica segue un escalation, si chiama ciclo della violenza, che porta ad intensificare sempre più il grado di violenza fino ad arrivare al femminicidio.

E’ possibile uscire la violenza. Decidendo di cambiare, attraverso un percorso di consapevolezza, avendo la volontà di accettare che oggi la violenza è un modo che hai di di esprimerti e quindi di voler trovare modi diversi di espressione del tuo sentire.

Il counseling è uno strumento che può aiutare a liberarsi dalla violenza. Gli anni di volontariato in un centro antiviolenza oggi mi aiutano ad accogliere l’uomo che ha deciso di voler cambiare per vivere meglio, perchè ama veramente la sua compagna/moglie, ama i suoi figli e vuole essere un uomo diverso anche per loro.

Se ti riconosci nelle descrizioni o in qualche situazione della ruota allora , insieme possiamo farne molti altri.ruota violenza

La fame di cibo che tipo di fame è?

ciboDallo scorso anno conduco un gruppo sul rapporto con il cibo e con il proprio corpo in Aspic. In questi giorni cercavo degli articoli che potessero essere interessanti per introdurre il tema e mi è capitato quello di cui allego il link.

In questo articolo Laura racconta come ha iniziato ad avere problemi con il cibo e nel suo racconto ho ritrovato alcune giovani donne che incontro nei gruppi o nei percorsi individuali.

Sto osservando come seguire “programmi” sia molto cool, regimi alimentari legati a pasti sostitutivi, vitamine naturali sostituite a caramelle o altri concentrati e qui il seguire di foto e foto di ragazze e donne praticamente nude per mettere in mostra i risultati di chili persi.

Nel suo articolo Laura descrive il rischio che c’è dietro a questo particolare rapporto con il cibo e chiude con un messaggio:

“scrivo questa mail per dirti e dire alle altre donne, amiche, sorelle, di perdonarsi e amarsi senza misura, di parlare, di chiedere aiuto e pretendere aiuto….”

Buona lettura.

http://invececoncita.blogautore.repubblica.it/articoli/2017/12/05/la-fame-di-cibo-e-fame-di-amore/?ref=RHPPRB-BH-I0-C4-P4-S1.4-T1

Cosa fa una counselor?

Immagina di chiedermi: “cosa fa una counselarisaor?” Ti posso rispondere con una canzone… Questa canzone.
“Io sono qui Per ascoltare un sogno Non parlerò Se non ne avrai bisogno Ma ci sarò Perché così mi sento Accanto a te”, si ci sono per ascoltarti senza giudizio e nell’accettazione incondizionata di te, così come sei.
“Risolverò Magari poco o niente Ma ci sarò E questo è l’importante”, potrebbe essere perchè il nostro percorso può durare dai 10 ai 12 incontri, lavoreremo su obiettivi, non posso aiutarti nelle ferite del passato, posso aiutarti ad affrontare l’oggi.
“Acqua sarò Che spegnerà un momento Accanto a te
Viaggiando controvento”, si perchè avrai l’opportunità di fare, forse per la prima volta, nuove esperienze, arriveranno nuove idee che mai avresti pensato.
Continua a leggere “Cosa fa una counselor?”

Counseling: che cos’è e a cosa serve, i risvolti di una professione sempre più richiesta

La professione del counselor è sempre più conosciuta e diffusa in Italia, chi si rivolge a questo professionista esperto in relazione d’aiuto e cosa aspettarsi da lui? UrbanPost ha intervistato Claudia Montanari, co-fondatrice dell’ ASPIC (Associazione per lo Sviluppo Psicologico dell’Individuo e della Comunità), e tra i pionieri del counseling italiano</strong>

Ecco cosa ci ha detto Claudia Montanari, co-fondatrice dell’ ASPIC (Associazione per lo Sviluppo Psicologico dell’Individuo e della Comunità) sullo stato del counseling in Italia

Da dove nasce la dommontanarianda e l’offerta di counseling è una questione legata solo alla salutogenesi?
“La storia del counseling in Italia è ampia. Noi abbiamo iniziato i corsi come Aspic nell’88, le prime forme che lo hanno pubblicizzato sono ancora precedenti, quindi una lunga storia. La domanda è iniziata come bisogno di comunicare con qualcuno che non facesse parte di un’area sanitaria, ma di un’area umanistica, non a caso la nostra ottica è di tipo umanistico, che fa riferimento alla psicologia umanistica. La richiesta d’ascolto sembra che faccia parte delle relazioni umane, come ad esempio nel mondo religioso si può far ricorso a un padre spirituale o a una figura religiosa, allo stesso nel mondo laico si può fare riferimento ad altre figure e tra queste c’è sicuramente quella del counselor. Questa parola, counselor, che è stata intraducibile in italiano, ha creato non poche difficoltà per la comprensione rispetto al pubblico, quindi si è dovuto faticare anche nel saper dare forma a questa attività professionale che prima vedeva affiancati altre forme di aiuto come quello del medico, dell’infermiere, dell’educatore-pedagogista, dello psicologo, figure che viaggiavano insieme, poiché non avevano un’identità professionale distinguibile. Anche la legislazione sulla figura dello psicologo è arrivata nell’89, in grande ritardo rispetto al resto d’Europa. Oggi sono dispiaciuta, essendo io psicologa, che ci sia incomprensione rispetto a figure parallele e distinte, perché più c’è un riconoscimento di come dev’essere una figura professionale, più questo permette un esercizio della professione nella legalità e senza abusi. I counselor sono tanti, nell’ultimo mese e mezzo ci sono stati tre convegni di diverse associazioni professionali di counselor, quello della Reico, della Cncp e quello della Federcounseling con Assocounseling. Oggi c’è una forte presenza e un forte desiderio di questo tipo di relazione anche da parte del pubblico, proprio per la brevità del percorso, perché se io sono una persona che vuole solo stare bene superando qualche piccolo intoppo nel mio percorso di vita e voglio una persona che mi ascolti, che mi accompagni nella vicinanza in un mondo che va troppo velocemente, il counselor ha diritto d’esistenza”. Continua a leggere “Counseling: che cos’è e a cosa serve, i risvolti di una professione sempre più richiesta”